Rezija - Resia

cultura e tradizioni

Mostre temporanee

02.04.2022 – 17.09.2022

Ta-na Rado. Un sito fortificato in Val Resia / Utrjeno najdišče v Reziji

Ninki nur ta-na Rado anu pravica knëža

La storia del monte Castello e la leggenda del suo signore

Sabato 2 aprile alle ore 10.00 nella sala consiliare del Municipio a Prato di Resia / Ravanca si è svolta l’apertura della nuova mostra temporanea. Dopo l’inaugurazione ufficiale è seguita la visita guidata alla mostra.

 

Presentazione della mostra sulla trasmissione MIKSER di aprile 2022 dalla sede regionale della RAI di Trieste Sezione slovena.

Notizie sulla mostra si hanno anche sul sito della Società Archeologica Friulana.

PRIMA SALA

Genesi del progetto di ricerca
Il progetto di ricerca nasce nel 2006 con un preliminare sopralluogo effettuato per verificare la consistenza del deposito archeologico, seguito da una prima presentazione del sito avvenuta nel 2010 al convegno Castelli e fortificazioni del Canal del Ferro e della Val Canale. Solo nel 2018, per iniziativa del Museo della gente della Val Resia, sono stati avviati i primi sondaggi archeologici autorizzati e diretti dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia (Ministero della Cultura). La scoperta di un’archeologia d’alta quota nel settore orientale delle Alpi meridionali, ad oggi sconosciuta, ha evidenziato la potenzialità di un territorio che, per l’esistenza di valichi a bassa quota, è sempre stato una vera e propria porta orientale dello spazio alpino meridionale.

Fonti e ricerche
Esiste una fonte del XVI secolo, compilata da Jacopo Valvasone di Maniago e riguardante tutto il territorio dell’abbazia di Moggio, che documenta l’esistenza di antiche vestigia presso i paesi di San Giorgio e Stolvizza in Val Resia, una delle vie verso il Norico. Le prime esplorazioni, effettuate allo scopo di capire la cronologia di questi insediamenti, si devono al Gruppo Archeologico del 9° Stage di ricerca per i giovani “Rezija 89” coordinato dall’archeologo sloveno Drago Svoljšak del Museo Nazionale di Lubiana che nel 1989 ipotizza per entrambi i siti un impianto di età protostorica o romana. I resti delle strutture murarie visibili sul Monte Castello (Stolvizza), menzionate in un documento del XVII secolo come “demora fissa de fratri”, erano ancora visibili dal fondovalle nel XIX secolo e hanno contribuito ad alimentare numerose storie e leggende nell’immaginario locale.

Inquadramento storico-geografico e toponomastica
Il Monte Castello, in lingua locale ta-na Rado, un toponimo riconducibile alla parola Grad (castello muro, fortificazione), è ubicato a 1083 m slm nella zona nord-orientale della Val Resia precisamente tra la catena montuosa del Canin e l’altopiano del Püsti Özd. Per la sua particolare posizione già in età dioclezianea potrebbe essere stato incluso nel capillare sistema di difesa dell’arco alpino orientale costituito dai Claustra Alpium Iuliarum. Secondo una leggenda locale, alcuni tra i primi abitanti della vallata trovarono salvezza e rifugio scampando alle guerre del tempo proprio presso l’altopiano del Püsti Özd, caratterizzato da boschi di alto fusto alternati ad ampie aree prative e dal quale peraltro si raggiunge velocemente il sito di ta-na Rado. Si racconta che poi, placatisi gli scontri, sarebbero scesi più a valle insediandosi a Stolvizza e quei luoghi vennero denominati Püsti Özd (bosco abbandonato).

Archeologia in quota: le indagini sul sito ta-na Rado
L’intervento, concluso nel 2020, si è concretizzato in una serie di sondaggi realizzati a partire dall’area più marginale del sito in cui l’orografia del terreno e le caratteristiche della vegetazione suggerivano la presenza di una delimitazione sviluppata sul perimetro dell’altura, parzialmente portata in luce dagli scavi ma rilevata nella sua interezza registrando le anomalie morfologiche del terreno. Ulteriori sondaggi sono stati effettuati nella parte interna del muro, in corrispondenza di depressioni interpretate come unità abitative collassate e di vasche per la raccolta di acqua piovana. Si è potuto inoltre confermare che il sito era stato frequentato per lo smontaggio e il prelievo di materiale da costruzione, attività molto probabilmente legata alla presenza  di  una fornace per la calce, i cui resti sono situati sul lato nord-ovest dell’altura.

SECONDA SALA

L’abitato: caratteristiche e strutture di un insediamento d’altura
Le indagini hanno accertato la presenza di un sito fortificato, costituitosi verosimilmente in età tardoantica (III-V secolo d.C.) nel contesto di una generale riorganizzazione dei capisaldi difensivi dell’arco alpino nord orientale e mantenutosi attivo almeno fino al VII secolo. L’insediamento è circondato da un muraglione che ne segue tutto il perimetro (fatta eccezione per il lato orientale, naturalmente protetto da una ripida forra), all’interno del quale sono state individuate almeno cinque unità abitative, caratterizzate da uno zoccolo in muratura e alzati in legno. Le strutture (le cui dimensioni parrebbero attestarsi su un ingombro totale di m 3,00 x 15,00), dovevano essere dotate di focolari a terra ed erano affiancate da spazi aperti e ricoveri per gli animali.

Vita quotidiana e cultura materiale: manufatti di uso comune
I materiali archeologici rinvenuti durante i lavori offrono spaccati della vita quotidiana che si svolgeva nell’ultima fase di frequentazione del sito (VI-VII secolo d.C.). I reperti non ci permettono di capire se si trattasse di una permanenza stabile o periodicamente ricorrente dell’altura, ma parrebbero confermare l’evoluzione in chiave insediativa avvenuta in età altomedievale.
La cronologia individuata è suggerita dai reperti ceramici, che hanno un significativo valore diagnostico, tuttavia è ragionevole collocare in tale orizzonte anche le altre tipologie di oggetti in quanto rinvenuti contestualmente. Si tratta di manufatti di uso comune riferibili alle attività svolte sull’altura, dalla pastorizia allo sfalcio dell’erba, alla preparazione delle granaglie, a piccole manutenzioni dettate da un’economia di sussistenza.

Le monete dello scavo
Lo scavo ha restituito un gruppo di monete databili tra la fine del III secolo e il V secolo d.C., rinvenute in associazione al restante materiale archeologico, all’interno delle unità abitative individuate sull’altura. Queste datazioni non necessariamente vanno messe in relazione con le fasi più antiche del sito, in quanto la circolazione di monete imperiali è attestata fino nell’altomedioevo, cronologia compatibile con gli altri manufatti. Tuttavia, i ritrovamenti di monete in scavo archeologico sono considerati, al pari della ceramica, dei “reperti guida” perché, essendo sempre ben collocabili in un momento storico, aiutano a definire il periodo in cui quella zona era abitata o frequentata. La Val Resia, infatti, costituiva una delle direttrici di collegamento verso le ampie vallate fluviali poste a settentrione e ad oriente, quali quelle del Gail, della Sava, della Drava e dell’Isonzo, vie di comunicazione di genti e di culture.

TERZA SALA

Analisi archeobotaniche 1
Le analisi archeobotaniche effettuate sui resti vegetali recuperati nel corso delle indagini forniscono alcuni dati di tipo ambientale che ci permettono di ristabilire l’immagine dei boschi presenti nella zona nel IV-V secolo d.C., verosimilmente non dissimili da quelli attuali. Quercia e frassino fanno parte del bosco posto alle quote più basse e sui versanti meglio esposti, il faggio fa parte del bosco posto alle quote maggiori. I carboni di pino appartengono al pino silvestre o a quello mugo o al pino nero, piante frugali e pioniere in grado di crescere su suoli poco sviluppati e in substrati rocciosi. Tra queste ultime tre specie il pino nero cresce anche in condizioni più favorevoli nella faggeta. In tale contesto il campione di due coproliti di capra/pecora documentano la pratica dell’allevamento di caprovini.

Analisi archeobotaniche 2
Oltre al rinvenimento di un frammento di pietra metamorfica interpretata come una macina, le analisi dei carboni campionati nel focolare di una struttura abitativa hanno permesso di stabilire ciò che costituiva la base dell’alimentazione in questo sito. Tra i semi, significativa è la documentazione dell’orzo e della segale, che costituiscono i cereali meglio adattatati alla coltivazione in aree montane, ma anche di legumi come il favino.  Per quanto riguarda quest’ultimo, si tratta della leguminosa più ampiamente coltivata in età romana. Nel sito ta-na Rado è stata riscontrata la presenza di semi torchiati, cioè parzialmente attaccati da larve, che venivano ugualmente consumati. I resti analizzati rappresentano una dieta arricchita anche da nocciole e bacche.

Vita quotidiana e cultura materiale: le dotazioni domestiche
L’insediamento ha restituito anche una quantità di reperti ceramici del tutto compatibile con le caratteristiche dell’abitato che esprime una cultura materiale poco articolata nelle apparecchiature domestiche, improntate ad un utilizzo quotidiano e dunque alla produzione di poche forme funzionali.  I rinvenimenti ceramici effettuati, tutti coerenti con una datazione di VI-VII secolo d.C., rispecchiano una notevole coerenza di forme e di impasti, comprendendo essenzialmente stoviglie di uso quotidiano, ovvero un catino-coperchio, usato anche come fornetto, una decina di recipienti da cucina denominati olle, utilizzati anche per conservare derrate (per esempio granaglie, legumi, frutta secca, ma anche alimenti da tenere in dispensa per il consumo periodico o in vista di successive preparazioni, come lardo, grasso), almeno un contenitore da trasporto e un’anfora da vino.

QUARTA SALA

Tra leggenda e realtà
La località ta-na Rado ha sempre affascinato gli abitanti locali alimentando nella fantasia popolare alcune curiose storie. Oltre alla leggenda del Monte Castello e del suo signore si propongono altri racconti ambientati in questo luogo. Ed ecco così emergere anche altri protagonisti come i monaci, forse i benedettini dell’abbazia mosacense, che avrebbero usato il castello come cella o monastero minore, con adepti anche locali, fino a quando tutto fu distrutto e questi scesero a dimorare a Stolvizza. Si tramanda, inoltre, che gli abitanti del castello, quando lo abbandonarono in fretta, nascosero sotto terra un tesoro mai più ritrovato. Si racconta di una cassetta piena di monete d’oro che era stata nascosta nei pressi della forcella posta, all’incrocio di più sentieri, che dà anche accesso al sito. In seguito diverse persone, che avevano avuto un presagio di dove era stato sepolto, vi si recarono a scavare profonde fosse sperando di trovarlo.

Gli studiosi e le leggende
Lo studioso che maggiormente si interessò al patrimonio di narrativa di tradizione orale di Resia è stato il folklorista accademico sloveno Milko Matičetov (1919–2014) uno dei maggiori esperti europei del settore. Egli pubblicò studi e partecipò a numerosi convegni facendo conoscere tale aspetto della cultura resiana al mondo scientifico internazionale. A partire dagli anni Sessanta del XX secolo raccolse centinaia di favole, fiabe, leggende e racconti mitologici. Una delle sue narratrici più significative è stata Tïna Wajtawa, Valentina Pielich (1900–1984) di Stolvizza, che gli raccontò diverse centinaia di racconti. In un suo diario, la stessa novellatrice, riporta il titolo della leggenda “Il ragazzino che è andato frate ta-na Rado” un racconto, in parte, sempre ambientato nella località oggetto delle recenti indagini archeologiche che hanno contribuito ad accertare la presenza umana nel luogo e pertanto suffragare quanto la tradizione orale riporta.

 

 

25.07.2020 – 16.01.2022

“Od puvijala dardu kärsta / Dalla nascita al Battesimo / Od rojstva do krsta / From birth to baptism”

Immagini e descrizioni sala per sala:
Mostra temporanea Od puvijala dardu karsta Dalla nascita al Battesimo Od rojstva do krsta From birth to baptism

 

 

 

 

14.10.2017 – 14.03.2020

“Zverinice tu-w Reziji” – Mostra etnografica dedicata  al patrimonio di narrativa orale locale

Per la realizzazione di tutto il progetto, denominato Zverinice tu-w Reziji, il Museo si è avvalso di un comitato scientifico composto dall’arch. Donatella Ruttar, curatrice dell’allestimento dello Slovensko Multimedialno Okno  (SMO) museo multimediale di San Pietro al Natisone (UD); dal prof. Roberto Dapit, ricercatore e studioso della narrativa di tradizione orale nonché docente di Lingua e Letteratura slovena  presso l’Università di Udine e dal dott. Andrej Furlan, etnologo e ricercatore presso la Slovenska akademija znanosti in umetnosti / Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti di Lubliana.
Con la mostra si è voluto presentare il patrimonio della tradizione orale locale e, con la Sezione, è stato creato un archivio che potrà essere continuamente implementato.

Nella Sezione potrete trovare i contenuti di questa mostra continuamente aggiornati.

KAZANJË PRAVIC “ZVERINICE TU-W REZIJI”

Rezija je znana za već lipih riči: za cïtiro, za ples, za brüsarje anu pa za pravice. Naša Reǵun jë dala Muzeo od tih rozajanskih judi lëta 2014 ne beče za spravit pravice anu itö ka so pravili ti stari anu naredit dan kočić, da se morëj nalëst wsë isö löpu sprawjanu. Bečavi so z lëči nümar 38 od lëta 2001 anu isa to jë ta lëč, ka na pomaga ti slavinski minoranči, ka jë izdë w naši reǵuni. Ziz isëmi beči jë narëd pa nö kazanjë ta-na pravice.
Isi proǵët se klïčë da “Zverinice tu-w Reziji” anu za ga naredit so pomagali već njeh: jë pomagala Donatella Ruttar, ka na jë arkitët anu na jë pa naredila muzeo tu-w Sin Pjërinu SMO (Slovensko multimedijalno okno), jë pomagal profesör Roberto Dapit, ka an rumunï po näs anu an študija pravice, ka so z teh krajuw tu ka se rumunïjo ti slavinski djalëtavi anu jazek; un wučï tu-w Universitadi te tu-w Vïdnë. Jë pomagal pa Andrej Furlan. Un jë pomagal pa naredit te pärvi muzeo izdë w Reziji, ti ka jë bil ta-za Wurbjaci tu-w baraki anu an dila tu-w Akademiji itän w Ibjani. Ziz isin kazanjon se kažë itö ka so nan pravili naši ti stari anu tu-w kočićo so sprawjane wse ise lipe rëči anu se će morët tu-w litah pa je duǵät.

⇒Il curatore Sandro Quaglia vi racconta la mostra dedicata al patrimonio di narrativa orale:

 

2014
Il recupero degli arredi tradizionali – Il cassone dotale

Presso gli spazi museali dell’Associazione, a San Giorgio di Resia, nel 2014 è stato possibile visitare la  mostra “Il recupero degli arredi tradizionali – Il cassone dotale”. Gli oggetti protagonisti della mostra etnografica sono stati  i cassoni dotali, mentre lo studio etnologico preparatorio si è concentrato soprattutto sulle tecniche di decorazione degli stessi. Questi cassoni dotali erano, nei secoli passati, i mobili maggiormente diffusi nelle case della Val Resia ed erano ritenuti indispensabili per fondare un nuovo focolare. I cassoni della Val Resia hanno forme e dimensioni diverse. Le tipologie più piccole e semplici, in origine, venivano utilizzate nell’ambiente domestico per conservare  i cereali e le granaglie (più tardi soprattutto la farina sia quella di frumento che quella di granoturco). Le casse più grandi e maggiormente decorate erano destinate a contenere i corredi nuziali e trovavano posto nelle camere da letto. Questi manufatti di modeste dimensioni hanno, in genere, il fronte, i fianchi ed il coperchio dipinti da uno strato sottile di colore che contribuisce ad impreziosirli. L’uso della pittura nella decorazione del mobile nasce e si sviluppa, come elemento decorativo, con ogni probabilità anche in Val Resia già dal XVI secolo come emerso dallo studio di alcuni atti notarili (soprattutto inventari) di quel periodo. I mobili dipinti come dimostrano alcuni bozzetti d’archivio ritrovati a Resia costituiscono un filone artistico che, alla fine del XVIII secolo, diventò appannaggio anche degli artigiani locali.

WBRANIT TE STARE RËČI – BÄNK OD NUVÏČE
Tu-w Reziji nur noga tïmpa wsaka väs skorë mëla tïšlarja anu isi človëk jë narejal skorë wsö itö, ka jë bilu trëbë mët tu-w dumo anu tu-w planïni. Wsaka hïša jë morala mët tu-w jispi već riči: stole, mïze, tawle, klupe, pulïce anu pa itö ka so doparalu wsaki din tej:  te lësane pïnje, ćavörje/sele, süje, däske za prät anu šćë drügë. Pa tu-w ćanibi jë bilu kej lipaga narëd ziz lëson tej: kove, zibile anu bankavi.
Na vïdanjë jë bilo već sjort bankuw. Ti bojë mali bankavi so bili za žitu, oves, ašpren anu jëjdo, döpö pa za muko. Ti vinči bankavi so bili doparani za doto anu ni so bili pa pofarbani. Isï zadnji, ka to so ežimplinavi za pokazat, da kaku ni nïso namulinani wse par, so na vïdanjë pa za pokazat da kaku sam tïšlar jë dëlal anu ko jë mël trëbe za je naredit. Itaku se mörë vïdët te stare imprëste od tišlarja tej: te male anu te vilïke plane, plane te za moronawat, nabusce, wsake sjort pïl, marse, rašpe, klïšća anu pa škalpele. To jë wžë karjë lit ka näš muzeo sprawja te stare imprëste aliböj orodja po starin za në zabit da kaku so žïvili tu-w Reziji naši jüdi. To šköda nahat da to bodi wsö vijanu, so ma štimät te stare rëči aliböj je dät tu-w muzeo zawöjo ka isï to so naši köranavi, na stujmö ji zabit zajtö ka to so pa spomänj od naših starih.

 

2012
Gli arrotini della Val Resia / Ti rozajanski brüsarji

La mostra è stata in esposizione a Villa Manin di Passariano (Codroipo) nei mesi di febbraio e marzo 2012. È stato realizzato anche un apposito catalogo.

Kazanjë jë bilu na vïdanjë tu-w vili Manin tu-w Pasarjano favrarja anu marča 2012. Za isö kazanjë jë bil narëd pa katalogo.

 

2010
La scuola e gli scolari in Val Resia / Škula anu školerji tu-w Reziji

La mostra è stata allestita a Resia, presso il Centro Culturale “Rozajanska kulturska hiša”, nel mese di agosto 2010 e a Malborghetto, nel Palazzo Veneziano, dal 2 aprile al 31 maggio.  

Kazanjë jë bilu na vïdanjë tu-w ti Rozajanski kultürski hïši tu-w Varkoti avošta 2010 anu tu-wnë w Malborghetto od 2 dni avrïla dardu wärh maja 2011.

 

1999

Fornaci in Val Resia / Furnažavi


La mostra è stata organizzata in collaborazione con il Circolo culturale resiano “Rozajanski Dum” nel mese di agosto. Erano esposti immagini fotografiche di ciò che resta delle fornaci presenti sul territorio e testi esplicativi. A scopo didattico-illustrativo era stata inoltre realizzata una fornace dalle dimensioni reali.

Za isö kazanjë jë pomagal pa čirkolo Rozajanski Dum ano to jë bilu na vïdanjë avošta. So bili litratavi od furnažov anu njeh štorja. Jë bil pa narëd dan furnaž za pokazat, da kaku to jë se dëlalu.

 

1998

La tessitura in Val Resia

La mostra, allestita nel mese di agosto, ha presentato tessuti e abbigliamento della valle.
Kazanjë jë bilu avošta anu na vïdanjë jë bilu ubličïlu anu pärt od naše dulïne.

 

 

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