Rezija - Resia

cultura e tradizioni

Mostre temporanee

03.06.2020 – 16.01.2022

“Od puvijala dardu kärsta / Dalla nascita al Battesimo / Od rojstva do krsta / From birth to baptism”

Con questa esposizione, allestita in occasione del 25° anniversario (1995-2020) della fondazione del Museo della gente della Val Resia e visitabile dal 3 giugno 2020 nella Plocawa hïša a Stolvizza/Solbica, sede del museo, si è voluto ricordare, ma nel contempo anche approfondire, quelle che erano le tradizioni e le usanze in Val Resia legate al fidanzamento, al matrimonio, alla nascita e al Battesimo fino alla purificazione della puerpera. Con questo rito terminava il periodo che seguiva alla nascita di un figlio.
In particolare viene trattato il ruolo delle levatrici perché oltre ad aiutare la partoriente molto spesso, quando si temeva per la vita del neonato, erano loro stesse a battezzarlo.
Oltre all’oggettistica legata alle varie tematiche, sviluppate in quattro sale, che aiuta il visitatore ad immergersi nel passato, vengono presentati anche alcuni racconti popolari. Infatti, per centinaia di anni, per i resiani, la trasmissione del sapere, della cultura e della storia è avvenuta oralmente.
Le favole, le fiabe i miti e le leggende, descrivendo fatti e indicando luoghi e personaggi, fornivano spesso anche le soluzioni ai piccoli o grandi problemi della vita.

Kaku to jë bilu ninki nur ko ti mladi so hudïli w väs, ni so se tëli, ni so se žënili? Kaku to jë bilu ko žane so pövile, du jin pomagal? Isö anu pa drüge rëči se mörë poznät ziz isin növin kazanjon ka jë nastavil Muzeo od tih rozajanskih judi. Na vïdanjë so rëči ka jüdi so mëli ta-po hïši, dokumintavi, litratavi, kwadrinavi ano šćë drügih riči. Somo paraćali katalogo anu itu so pa napïsane pravice tu ka nalažamo rëči vezane na isö kazanjë.

PRIMA SALA

Se tët anu se poračit – Fidanzamento e Matrimonio

Il fidanzamento era solo la tappa finale di un “cerimoniale” al quale bisognava comunque attenersi. Infatti prima del fidanzamento, anche qui a Resia, soprattutto per i giovani maschi vi era l’usanza, dapprima in gruppo poi singolarmente, di fare la corte alle giovani donne, per un periodo non determinato, facendo loro visita nelle rispettive case, in resiano tet w väs.

La promessa dell’amore eterno avveniva durante il fidanzamento. Soventemente, in questa condizione, il ragazzo regalava alla ragazza qualche piccolo gioiello (anelli, orecchini o collane) ma non la fede nuziale e, a volte, si scambiavo la propria fotografia. Durante questo periodo, in cui ci si prometteva amore eterno, poteva capitare che il giovane si allontanasse per lunghi periodi. Questi dipendevano dal lavoro o dalle guerre.

Il matrimonio coronava il tempo del fidanzamento durante il quale la donna, in Val Resia, da nubile vestiva una particolare foggia dell’abito tradizionale e fino ai primi anni del XX secolo utilizzava alcuni elementi dai colori vistosi. Dal matrimonio e per tutta la vita avrebbe vestito prevalentemente abiti scuri tranne le calze che erano, invece, di colore bianco.

Nuset anu puvet –  Intorno alla nascita (gravidanza e parto secondo natura)

Capire di essere incinte fin dal concepimento, non essendoci altro modo oggettivo, un tempo era impossibile. Le donne avevano la certezza di essere incinte solo quando sentivano il bambino muoversi nel loro ventre intorno al quinto mese e portavano avanti la gravidanza lavorando con gli stessi ritmi ma riguardandosi, per quanto possibile, fino al momento del parto.

La nascita, attraverso il parto, iniziava con il travaglio. Le donne adulte della casa o alcune parenti entravano in azione riscaldando dell’acqua e preparando le varie pezze di stoffa necessarie per lavare il nascituro e la mamma. Anche in Val Resia, come d’altronde in molte altre località del Friuli e non solo, fino ai primi anni ‘70 del XX secolo, se non vi erano altre particolari condizioni, quasi tutti i bambini nascevano in casa.

 

SECONDA SALA

Te žane ka so wzigüwale – Cose di donne: le levatrici, i legami sociali e la solidarietà

Le levatrici furono chiamate in questo modo dal XVIII secolo, perché erano in grado di “levare” il neonato dal corpo della donna incinta. In resiano, invece, sono dette te žane ka wzdigüwajo che significa le “donne che raccolgono”, o gronkomori – dal friulano gran(d) comari. Queste donne erano capaci di intervenire nelle circostanze più disparate del difficile momento della nascita di una nuova vita. Per le loro prestazioni non chiedevano nulla in cambio anche se le famiglie stesse le ripagavano con denaro o con qualche bene di consumo di propria produzione, ad esempio, formaggio o legna da ardere.

Altre donne sapienti, che potevano non essere levatrici, venivano chiamate invece quando il bambino piangeva in modo continuo ed insistente perché si pensava fosse stato “contagiato” da persone, non della famiglia, dotate di poteri “malefici”. Queste conoscevano un “rituale” che veniva eseguito per calmare il neonato e per farlo smettere di piangere.

La festa in occasione del battesimo, che avveniva dopo il lieto evento, dove i famigliari mangiavano e bevevano qualcosa assieme, era detta in resiano Karstïne, Kristïne. Anche in quell’occasione, come in altre grandi feste o per i lunghi viaggi, si preparavano le sope (fette di pane raffermo inzuppate nelle uova sbattute, fritte nell’olio e cosparse di zucchero) che tutti mangiavano compresa la puerpera. Poteva essere anche la stessa levatrice a preparare questo piatto. Da questo fatto, soprattutto quando si voleva far sapere che una donna era incinta, il detto Ćemo mët sope che significa ”Presto mangeremo le sope”.

 

TERZA SALA

Kärstat anu wredit otroke – Il sacramento del Battesimo e l’educazione dei figli

L’arca battesimale per il trasporto del neonato in chiesa veniva usata dai valligiani che abitavano più vicini a quella con il fonte battesimale. Quest’arca, da coloro che abitavano più lontani, era sostituita da una gerla, a volte realizzata con una particolare foggia atta a proteggere, dalle intemperie, il neonato e così provvedere in tutti i modi alla sua salvezza.

Il Battesimo celebrato in chiesa doveva avvenire entro le ventiquattro ore dalla nascita perché si temeva per la sopravvivenza del bambino. Erano i padrini e le madrine a portarlo in chiesa avvolto in un porta enfant bianco ricamato detto in resiano plahütica. Gli stessi, spesso, sceglievano anche il nome del neonato a volte all’insaputa della madre che ne aveva indicato uno diverso.

I figli erano di tutti e crescevano senza tanti problemi. Non c’erano giochi pericolosi per la salute, si era contenti di vivere con quello che si aveva e si giocava con poco. Nei cortili e per le strade i bambini, che spesso vivevano in condizioni di estrema povertà, non appartenevano solo ai genitori ma a tutta la comunità alla quale erano demandate per consuetudine la loro sorveglianza ed educazione. Anche in questi frangenti avveniva la trasmissione della cultura e delle tradizioni locali con i suoi miti, fiabe e leggende improntate anche alla loro educazione.

La purificazione della puerpera concludeva il periodo che seguiva alla nascita di un figlio. A quaranta giorni dal parto la puerpera indossando un copricapo ed un lenzuolo entrambi bianchi, che servivano a coprirla integralmente, veniva accompagnata da qualche famigliare o dalla levatrice alla soglia della chiesa. Lì, inginocchiata, aspettava il sacerdote che faceva per lei il rito espiatorio.

 

QUARTA SALA

Pravice anu itï ka študijajo – Le favole e gli studiosi

I racconti popolari legati ai vari argomenti approfonditi in questa mostra etnografica e pubblicati sul catalogo sono tratti dal ricco patrimonio narrativo di tradizione orale locale, che i resiani hanno tramandato fino ad oggi. Questi ci aiutano anche a comprendere meglio i vari aspetti locali legati alla nascita, al battesimo e a tutto ciò che avveniva in questi frangenti.

Lo studioso che maggiormente si interessò al patrimonio narrativo di tradizione orale di Resia è stato il folklorista accademico sloveno Milko Matičetov (1919 – 2014) uno dei maggiori esperti europei del settore. A partire dagli anni Sessanta del XX secolo raccolse centinaia di favole, fiabe, leggende e racconti mitologici. Una delle sue narratrici più significative è stata Tïna Wajtawa, Valentina Pielich (1900 – 1984) di Stolvizza, che gli raccontò diverse centinaia di racconti.

 

 

14.10.2017 – 14.03.2020

“Zverinice tu-w Reziji” – Mostra etnografica dedicata  al patrimonio di narrativa orale locale

Tra gli aspetti più caratteristici della Val Resia/Rezija, accanto alla tradizionale musica, alla danza e al mestiere dell’arrotino, possiamo collocare il ricco patrimonio orale con particolare riferimento alle favole, fiabe, leggende e racconti.
Grazie ad uno specifico contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, assegnato nel 2014 al nostro Museo in base alla legge di tutela della minoranza linguistica slovena n.ro 38/2001, è stato possibile istituire nel Museo una sezione dedicata a questo importante aspetto con la relativa mostra.
Per la realizzazione di tutto il progetto, denominato Zverinice tu-w Reziji, il Museo si è avvalso di un comitato scientifico composto dall’arch. Donatella Ruttar, curatrice dell’allestimento dello Slovensko Multimedialno Okno  (SMO) museo multimediale di San Pietro al Natisone (UD); dal prof. Roberto Dapit, ricercatore e studioso della narrativa di tradizione orale nonché docente di Lingua e Letteratura slovena  presso l’Università di Udine e dal dott. Andrej Furlan, etnologo e ricercatore presso la Slovenska akademija znanosti in umetnosti / Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti di Lubliana.
Con la mostra si è voluto presentare il patrimonio della tradizione orale locale e, con la Sezione, è stato creato un archivio che potrà essere continuamente implementato. (Vai alla Sezione).

KAZANJË PRAVIC “ZVERINICE TU-W REZIJI”

Rezija je znana za već lipih riči: za cïtiro, za ples, za brüsarje anu pa za pravice. Naša Reǵun jë dala Muzeo od tih rozajanskih judi lëta 2014 ne beče za spravit pravice anu itö ka so pravili ti stari anu naredit dan kočić, da se morëj nalëst wsë isö löpu sprawjanu. Bečavi so z lëči nümar 38 od lëta 2001 anu isa to jë ta lëč, ka na pomaga ti slavinski minoranči, ka jë izdë w naši reǵuni. Ziz isëmi beči jë narëd pa nö kazanjë ta-na pravice.
Isi proǵët se klïčë da “Zverinice tu-w Reziji” anu za ga naredit so pomagali već njeh: jë pomagala Donatella Ruttar, ka na jë arkitët anu na jë pa naredila muzeo tu-w Sin Pjërinu SMO (Slovensko multimedijalno okno), jë pomagal profesör Roberto Dapit, ka an rumunï po näs anu an študija pravice, ka so z teh krajuw tu ka se rumunïjo ti slavinski djalëtavi anu jazek; un wučï tu-w Universitadi te tu-w Vïdnë. Jë pomagal pa Andrej Furlan. Un jë pomagal pa naredit te pärvi muzeo izdë w Reziji, ti ka jë bil ta-za Wurbjaci tu-w baraki anu an dila tu-w Akademiji itän w Ibjani. Ziz isin kazanjon se kažë itö ka so nan pravili naši ti stari anu tu-w kočićo so sprawjane wse ise lipe rëči anu se će morët tu-w litah pa je duǵät.

⇒Il curatore Sandro Quaglia vi racconta la mostra dedicata al patrimonio di narrativa orale:

 

2014
Il recupero degli arredi tradizionali – Il cassone dotale

Presso gli spazi museali dell’Associazione, a San Giorgio di Resia, nel 2014 è stato possibile visitare la  mostra “Il recupero degli arredi tradizionali – Il cassone dotale”. Gli oggetti protagonisti della mostra etnografica sono stati  i cassoni dotali, mentre lo studio etnologico preparatorio si è concentrato soprattutto sulle tecniche di decorazione degli stessi. Questi cassoni dotali erano, nei secoli passati, i mobili maggiormente diffusi nelle case della Val Resia ed erano ritenuti indispensabili per fondare un nuovo focolare. I cassoni della Val Resia hanno forme e dimensioni diverse. Le tipologie più piccole e semplici, in origine, venivano utilizzate nell’ambiente domestico per conservare  i cereali e le granaglie (più tardi soprattutto la farina sia quella di frumento che quella di granoturco). Le casse più grandi e maggiormente decorate erano destinate a contenere i corredi nuziali e trovavano posto nelle camere da letto. Questi manufatti di modeste dimensioni hanno, in genere, il fronte, i fianchi ed il coperchio dipinti da uno strato sottile di colore che contribuisce ad impreziosirli. L’uso della pittura nella decorazione del mobile nasce e si sviluppa, come elemento decorativo, con ogni probabilità anche in Val Resia già dal XVI secolo come emerso dallo studio di alcuni atti notarili (soprattutto inventari) di quel periodo. I mobili dipinti come dimostrano alcuni bozzetti d’archivio ritrovati a Resia costituiscono un filone artistico che, alla fine del XVIII secolo, diventò appannaggio anche degli artigiani locali.

WBRANIT TE STARE RËČI – BÄNK OD NUVÏČE
Tu-w Reziji nur noga tïmpa wsaka väs skorë mëla tïšlarja anu isi človëk jë narejal skorë wsö itö, ka jë bilu trëbë mët tu-w dumo anu tu-w planïni. Wsaka hïša jë morala mët tu-w jispi već riči: stole, mïze, tawle, klupe, pulïce anu pa itö ka so doparalu wsaki din tej:  te lësane pïnje, ćavörje/sele, süje, däske za prät anu šćë drügë. Pa tu-w ćanibi jë bilu kej lipaga narëd ziz lëson tej: kove, zibile anu bankavi.
Na vïdanjë jë bilo već sjort bankuw. Ti bojë mali bankavi so bili za žitu, oves, ašpren anu jëjdo, döpö pa za muko. Ti vinči bankavi so bili doparani za doto anu ni so bili pa pofarbani. Isï zadnji, ka to so ežimplinavi za pokazat, da kaku ni nïso namulinani wse par, so na vïdanjë pa za pokazat da kaku sam tïšlar jë dëlal anu ko jë mël trëbe za je naredit. Itaku se mörë vïdët te stare imprëste od tišlarja tej: te male anu te vilïke plane, plane te za moronawat, nabusce, wsake sjort pïl, marse, rašpe, klïšća anu pa škalpele. To jë wžë karjë lit ka näš muzeo sprawja te stare imprëste aliböj orodja po starin za në zabit da kaku so žïvili tu-w Reziji naši jüdi. To šköda nahat da to bodi wsö vijanu, so ma štimät te stare rëči aliböj je dät tu-w muzeo zawöjo ka isï to so naši köranavi, na stujmö ji zabit zajtö ka to so pa spomänj od naših starih.

 

2012
Gli arrotini della Val Resia / Ti rozajanski brüsarji

La mostra è stata in esposizione a Villa Manin di Passariano (Codroipo) nei mesi di febbraio e marzo 2012. È stato realizzato anche un apposito catalogo.

Kazanjë jë bilu na vïdanjë tu-w vili Manin tu-w Pasarjano favrarja anu marča 2012. Za isö kazanjë jë bil narëd pa katalogo.

 

2010
La scuola e gli scolari in Val Resia / Škula anu školerji tu-w Reziji

La mostra è stata allestita a Resia, presso il Centro Culturale “Rozajanska kulturska hiša”, nel mese di agosto 2010 e a Malborghetto, nel Palazzo Veneziano, dal 2 aprile al 31 maggio.  

Kazanjë jë bilu na vïdanjë tu-w ti Rozajanski kultürski hïši tu-w Varkoti avošta 2010 anu tu-wnë w Malborghetto od 2 dni avrïla dardu wärh maja 2011.

 

1999

Fornaci in Val Resia / Furnažavi


La mostra è stata organizzata in collaborazione con il Circolo culturale resiano “Rozajanski Dum” nel mese di agosto. Erano esposti immagini fotografiche di ciò che resta delle fornaci presenti sul territorio e testi esplicativi. A scopo didattico-illustrativo era stata inoltre realizzata una fornace dalle dimensioni reali.

Za isö kazanjë jë pomagal pa čirkolo Rozajanski Dum ano to jë bilu na vïdanjë avošta. So bili litratavi od furnažov anu njeh štorja. Jë bil pa narëd dan furnaž za pokazat, da kaku to jë se dëlalu.

 

1998

La tessitura in Val Resia

La mostra, allestita nel mese di agosto, ha presentato tessuti e abbigliamento della valle.
Kazanjë jë bilu avošta anu na vïdanjë jë bilu ubličïlu anu pärt od naše dulïne.

 

 

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