Rezija - Resia

cultura e tradizioni

Mostre

2017 – 2020
“Zverinice tu-w Reziji” – Mostra etnografica dedicata  al patrimonio di narrativa orale

Tra gli aspetti più caratteristici della Val Resia/Rezija, accanto alla tradizionale musica, alla danza e al mestiere dell’arrotino, possiamo collocare il ricco patrimonio orale con particolare riferimento alle favole, fiabe, leggende e racconti.
Grazie ad uno specifico contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, assegnato nel 2014 al nostro Museo in base alla legge di tutela della minoranza linguistica slovena n.ro 38/2001, è stato possibile istituire nel Museo una sezione dedicata a questo importante aspetto con la relativa mostra.
Per la realizzazione di tutto il progetto, denominato Zverinice tu-w Reziji, il Museo si è avvalso di un comitato scientifico composto dall’arch. Donatella Ruttar, curatrice dell’allestimento dello Slovensko Multimedialno Okno  (SMO) museo multimediale di San Pietro al Natisone (UD); dal prof. Roberto Dapit, ricercatore e studioso della narrativa di tradizione orale nonché docente di Lingua e Letteratura slovena  presso l’Università di Udine e dal dott. Andrej Furlan, etnologo e ricercatore presso la Slovenska akademija znanosti in umetnosti / Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti di Lubliana.
Con la mostra si è voluto presentare il patrimonio della tradizione orale locale e, con la Sezione, è stato creato un archivio che potrà essere continuamente implementato.

I racconti ed i loro protagonisti

Nel primo ambiente sono state esposte 12 favole che rappresentano tre principali gruppi narrativi: le favole con i protagonisti più noti in valle (quali la volpe e il lupo, la Dujačesa ed il Dujak, la Gardïnica); le favole che hanno riferimenti antichi (come la Favola del pesce che presenta un chiaro riferimento alla favola Amore e Psiche di Apuleio (I sec. d.C.); le favole con protagonisti conosciuti in tutta l’area linguistica slovena (come kraj Matjaž ovvero Re Mattia Corvino d’Ungheria). Per ogni favola sono stati esposti oggetti etnografici che si richiamano ai testi dei racconti. Le illustrazioni artistiche ed i video realizzati con la tecnica livepainting delle dodici favole sono stati realizzati dall’artista Cosimo Miorelli.

La favola, la fiaba, la leggenda ed il mito

Le favole sono racconti che hanno come protagonisti, in genere, esseri viventi, in particolare gli animali. Al loro interno vi è, spesse volte, una morale. Il termine «favola» deriva dal latino ‘fabula’, derivante a sua volta dal verbo ‘far, faris’,  dire, raccontare.
Con il termine fiaba, invece, si intendono quei racconti i cui protagonisti sono, in genere, esseri fantastici quali re, principesse o altri esseri di fantasia.
Le leggende sono racconti che presentano elementi reali trasformati però dalla fantasia.
Il mito è una narrazione fantastica tramandata oralmente o in forma scritta con valore spesso religioso e comunque simbolico di gesta compiute da figure divine o da antenati (esseri mitici) che danno la spiegazione sia di fenomeni naturali sia dell’esperienza trascendentale. (fotografie: Graphica)

I narratori

In questo ambiente è stato messo in luce il ruolo importante dei narratori che ogni paese aveva. Si raccontava nelle lunghe serate d’inverno o nei giorni di pioggia o alla sera, dopo una giornata di lavoro. Ogni paese aveva delle ottime narratrici e narratori che sapevano trasmettere con vera arte oratoria le numerose favole e racconti.
A Solbica /Stolvizza  la novellatrice più nota è stata sicuramente Tïna Wajtawa / Va lentina Pielich, (1900-1984).

A lei è dedicata la pittura murale che si trova sulla facciata del Museo. Numerose novellatrici e novellatori hanno avuto modo di narrare le storie anche ai ricercatori di folklore.

 

 

 

 

L’arte del raccontare

Nella trasmissione della narrativa orale molto importante è anche il modo con cui questo avviene. Molti narratori, infatti, si distinguevano per la loro grande capacità narrativa. Al giorno d’oggi – anche se sono cambiati i modi del narrare di un tempo, molto spesso, infatti, soprattutto ai bambini, i racconti vengono loro letti – vi sono nuove forme per dare modo ai novellatori moderni di potersi esprimere. Esistono infatti diversi festival in tutto il mondo dedicati a quest’arte. In Slovenia dal 1998 viene organizzato il Festival del racconto al quale hanno preso parte anche narratrici di Resia che hanno proposto facole locali. A livello mondiale ogni anno si svolge il World storytelling day per il quale viene anche proposto un tema specifico.

Le favole oggi

Questo ambiente è stato dedicato ai libri, mezzi importantissimi con i quali viene trasmesso il patrimonio orale.  Ascoltare il racconto di storie e favole ha fatto parte e fa parte della nostra vita quotidiana. Se un tempo c’era la nonna che raccontava, oggi i racconti vengono tramandati soprattutto grazie ai libri e ad altri mezzi moderni.

Il Circolo “Rozajanski Dum”, nel 1998, pubblicò il libro Ta prawä pravicä od lisïcä od Rezija / La vera storia della volpe di Resia. Nel 2004, i libri Ta mala Dujačesa / La ragazzina selvaggia e Raccontami una favola con testi tratti dalla narrativa orale locale. Quest’ultimo libro è completato da immagini fotografiche che ritraggono anziani della valle, realizzate da Lorenzina Di Biasio Nadalawa.
Negli anni Novanta sempre a cura del Circolo “Rozajanski Dum”, anche con l’intento di favorire l’arte del raccontare, per diversi anni, fu organizzata la Settimana del Racconto con appuntamenti a tema nei diversi paesi della valle.
Negli anni Settanta con le favole tratte dal libro Zverinice iz Rezije fu realizzata, in Slovenia, l’omonima serie di pupazzi animati, trasmessa dalla TV.

Nel 2011 è stato realizzato, a cura della Comunità Montana del Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale, il DVD Ta rozajanska lisïca / Lisica ad Rezie / Rezijanska lisica / La volpe di Resia con la tecnica dell’animatix.
Infine, dal 2012, a Stolvizza / Solbica vengono realizzati, con cadenza annuale, percorsi con testi ed illustrazioni tratti dalla tradizione narrativa locale.

Dalle favole allo storytelling

Negli ultimi tempi appare sempre più frequente questo termine inglese che sta a significare “l’arte del raccontare”.  Se un tempo quest’arte era indirizzata per l’intrattenimento, ora viene usata anche nella promozione di un prodotto o di un brand.
Ciò sta a significare quanto sia ancora oggi importante quest’arte.

Ricercatori e studiosi del patrimonio di tradizione orale

Tra gli studiosi presentati in questo ultimo ambiente, particolare rilievo ha la figura dell’accademico Milko Matičetov (1919-2014) di cui, nel 2019, è stato ricordato il 100° anniversario della nascita con numerosi eventi organizzati anche a Resia. 

Già alla fine del XVIII secolo lo scrittore polacco Jan Potocki ebbe modo di conoscere Resia ed i suoi scritti furono pubblicati da Jan Dobrowsky e da Jernej Kopitar. Nel 1841 svolsero lavori di ricerca il folkloristica Stanko Vraz ed il linguista Ismail Ivanovič Sreznjevskij. In seguito a queste ricerche, nel 1873 visitò per la prima volta la valle il linguista polacco Jan Baudouin de Courtenay (1845 – 1929) che venne a Resia più volte. Nel 1876 nel libro Rez’ja i Rez’jani pubblicò anche favole della tradizione locale. Lo studioso si interessò soprattutto degli aspetti linguistici, culturali e sociali. Dalle sue approfondite ricerche, pubblicò testi di grande valenza scientifica, tra questi il volume Materiali dlja južnoslovjanskoj dialektologii i ètnografii I (Sankt Peterburg 1895), nel quale sono riportati anche racconti nelle varie varianti del resiano con traduzione in tedesco. In questo libro gli stessi sono riportati con vari protagonisti quali la volpe e il lupo, re, principi e santi.

Un grande apporto alla ricerca dei canti e racconti popolari lo ha dato anche il professor Pavle Merkù di Trieste (1927 – 2014).
Come ricordato sopra, lo studioso che maggiormente si interessò al patrimonio orale di Resia è stato il folklorista accademico sloveno Milko Matičetov (1919 – 2014) uno dei maggiori esperti europei della narrativa di tradizione orale. A partire dagli anni Cinquanta del XX secolo raccolse, registrò e catalogò centinaia di favole, fiabe, leggende e racconti mitologici per conto della Slovenska akademija znanosti in umetnosti / Accademia delle Scienze e delle Arti di Lubiana. A Resia iniziò la ricerca nel 1962 e da allora frequentò ripetutamente la valle.

Pubblicò numerosi studi e partecipò a diversi convegni internazionali, facendo conoscere la cultura di questa valle al mondo scientifico internazionale. Tra le sue pubblicazioni più note che riguardano Resia vanno menzionati la raccolta di liriche popolari Rožice iz Rezije, pubblicata nel 1972 ed il libro Zverinice iz Rezije, pubblicato nel 1973, che raccoglie sessanta favole con protagonisti gli animali selvatici. In seguito pubblicò altri libri tra i quali Tri lisïčice götrice.
Poco prima della sua scomparsa è stato pubblicato il libretto Fiabe resiane / Rezijanske pravljice / Pravice po rozajanskin con CD nel quale sono presentati sei racconti raccolti da Milko Matičetov e uno dal professor Roberto Dapit.
Il linguista friulano Roberto Dapit, docente dell’Università degli Studi di Udine, si occupa da anni del patrimonio di tradizione orale e continua il lavoro di ricerca sul campo, pubblica studi e collabora nella redazione di pubblicazioni scientifiche. Un esempio è il libro Aspetti di cultura resiana nei nomi di luogo 3. Bila / San Giorgio, Njïwa / Gniva anu Ravanca / Prato, all’interno del quale sono riportati molti racconti.
Sotto la sua guida, nel 2007, la laureanda Cristina Lorenzi di Bila / San Giorgio ha  discusso presso l’Università di Udine la prima tesi di laurea sul patrimonio orale resiano.

La ricerca e studio della favole e loro classificazione

I fratelli tedeschi Jacob Ludwig Karl (1785 – 1863)  e Wilhelm Karl Grimm (1786 – 1859) con il loro lavoro e con la pubblicazione del libro di fiabe Kinder- und Hausmärchen (1812, 1815) hanno notevolmente contribuito nella ricerca e studio della narrativa di tradizione orale.
Importanti raccolte di favole erano state realizzate molto prima di loro. In tutto il mondo sono noti: Gianfrancesco Straparola (Le piacevoli notti 1550-53), Giambattista Basile (Pentamerone 1637), Charles Perrault (Les Contes de ma mère l’Oie 1697) e Madame d’Aulnoy (Contes Nouveaux ou Les Fées à la Mode 1698).
La ricerca, lo studio e la diffusione in forma scritta delle fiabe tratte dalla tradizione popolare si è sviluppata soprattutto  a partire dal XIX secolo.
Il primo studioso che si interessò scientificamente alle fiabe fu il finlandese Antti Amatus Aarne (1867 – 1925) che nel 1910 pubblicò il volume Verzeichnis der Märchentypen (“La tipologia della fiaba”).
Questa prima classificazione fu ampliata dallo studioso statunitense Stith Thompson (1885 – 1975), autore dei testi Motif-Index e The Types of Folktale.
In seguito, lo studioso tedesco Hans-Jörg Uther (1944) introdusse un ulteriore arricchimento del catalogo e, in riferimento al lavoro di questi tre studiosi, il sistema di catalogazione internazionale delle fiabe si chiama Aarne-Thompson-Uther (ATU).
In Italia la prima pubblicazione scientifica di classificazione, dal titolo Tradizioni orali non cantate – Primo inventario nazionale per tipi, motivi o argomenti, risale al 1975.
Le fiabe di animali di Resia in resiano sono classificate nel libro Tipni indeks slovenskih ljudskih pravjic, scritto da Monika Kropej Telban (2015).
Gli studiosi della narrativa di tradizione orale hanno nell’International Society for Folk Narrative Research, fondata nel 1962 in Belgio, il loro riferimento internazionale.

⇒Il curatore Sandro Quaglia vi racconta come è nato il museo:

https://www.ecomuseovalresia.it/visita-virtuale/

 

2014
Il recupero degli arredi tradizionali – Il cassone dotale / bank 

Presso gli spazi museali dell’Associazione, a San Giorgio di Resia, nel 2014 è stato possibile visitare la  mostra “Il recupero degli arredi tradizionali – Il cassone dotale”. Gli oggetti protagonisti della mostra etnografica sono stati  i cassoni dotali, mentre lo studio etnologico preparatorio si è concentrato soprattutto sulle tecniche di decorazione degli stessi. Questi cassoni dotali erano, nei secoli passati, i mobili maggiormente diffusi nelle case della Val Resia ed erano ritenuti indispensabili per fondare un nuovo focolare. I cassoni della Val Resia hanno forme e dimensioni diverse. Le tipologie più piccole e semplici, in origine, venivano utilizzate nell’ambiente domestico per conservare  i cereali e le granaglie (più tardi soprattutto la farina sia quella di frumento che quella di granoturco). Le casse più grandi e maggiormente decorate erano destinate a contenere i corredi nuziali e trovavano posto nelle camere da letto. Questi manufatti di modeste dimensioni hanno, in genere, il fronte, i fianchi ed il coperchio dipinti da uno strato sottile di colore che contribuisce ad impreziosirli. L’uso della pittura nella decorazione del mobile nasce e si sviluppa, come elemento decorativo, con ogni probabilità anche in Val Resia già dal XVI secolo come emerso dallo studio di alcuni atti notarili (soprattutto inventari) di quel periodo. I mobili dipinti come dimostrano alcuni bozzetti d’archivio ritrovati a Resia costituiscono un filone artistico che, alla fine del XVIII secolo, diventò appannaggio anche degli artigiani locali.

Wbranit te stare rëči – bänk od nuvïče
Tu-w Reziji nur noga tïmpa wsaka väs skorë mëla tïšlarja anu isi človëk jë narejal skorë wsö itö, ka jë bilu trëbë mët tu-w dumo anu tu-w planïni. Wsaka hïša jë morala mët tu-w jispi već riči: stole, mïze, tawle, klupe, pulïce anu pa itö ka so doparalu wsaki din tej:  te lësane pïnje, ćavörje/sele, süje, däske za prät anu šćë drügë. Pa tu-w ćanibi jë bilu kej lipaga narëd ziz lëson tej: kove, zibile anu bankavi.
Na vïdanjë jë bilo već sjort bankuw. Ti bojë mali bankavi so bili za žitu, oves, ašpren anu jëjdo, döpö pa za muko. Ti vinči bankavi so bili doparani za doto anu ni so bili pa pofarbani. Isï zadnji, ka to so ežimplinavi za pokazat, da kaku ni nïso namulinani wse par, so na vïdanjë pa za pokazat da kaku sam tïšlar jë dëlal anu ko jë mël trëbe za je naredit. Itaku se mörë vïdët te stare imprëste od tišlarja tej: te male anu te vilïke plane, plane te za moronawat, nabusce, wsake sjort pïl, marse, rašpe, klïšća anu pa škalpele. To jë wžë karjë lit ka näš muzeo sprawja te stare imprëste aliböj orodja po starin za në zabit da kaku so žïvili tu-w Reziji naši jüdi. To šköda nahat da to bodi wsö vijanu, so ma štimät te stare rëči aliböj je dät tu-w muzeo zawöjo ka isï to so naši köranavi, na stujmö ji zabit zajtö ka to so pa spomänj od naših starih.

 

2012
Gli arrotini della Val Resia – Ti rozajanski brüsarji

La mostra è stata in esposizione a Villa Manin di Passariano (Codroipo) nei mesi di febbraio e marzo 2012. È stato realizzato anche un apposito catalogo.

Kazanjë jë bilu na vïdanjë tu-w vili Manin tu-w Pasarjano favrarja anu marča 2012. Za isö kazanjë jë bil narëd pa katalogo.

 

2010
La scuola e gli scolari a Resia/Škula anu školeriji tu-w Reziji


La mostra è stata allestita a Resia, presso il Centro Culturale “Rozajanska kulturska hiša”, nel mese di agosto 2010 e a Malborghetto, nel Palazzo Veneziano, dal 2 aprile al 31 maggio.  

Kazanjë jë bilu na vïdanjë tu-w ti Rozajanski kultürski hïši tu-w Varkoti avošta 2010 anu tu-wnë w Malborghetto od 2 dni avrïla dardu wärh maja 2011.

 

1999
Le fornaci in Val Resia


La mostra è stata organizzata in collaborazione con il Circolo culturale resiano “Rozajanski Dum” nel mese di agosto. Erano esposti immagini fotografiche di ciò che resta delle fornaci presenti sul territorio e testi esplicativi. A scopo didattico-illustrativo era stata inoltre realizzata una fornace dalle dimensioni reali.

Za isö kazanjë jë pomagal pa čirkolo Rozajanski Dum ano to jë bilu na vïdanjë avošta. So bili litratavi od furnažov anu njeh štorja. Jë bil pa narëd dan furnaž za pokazat, da kaku to jë se dëlalu.

 

1998
La tessitura in Val Resia

La mostra, allestita nel mese di agosto, ha presentato tessuti e abbigliamento della valle.
Kazanjë jë bilu avošta anu na vïdanjë jë bilu ubličïlu anu pärt od naše dulïne.

 

 

Associazione Culturale Museo Della Gente Della Val Resia

Via Udine, 12 - 33010 Resia/Rezija (UD)
tel./fax. +39 0433 53428
e-mail: info@rezija.com
P.IVA: 02602880300 - C.F.: 93009830303