Rezija - Resia

cultura e tradizioni

Favole della Val Resia

La SEZIONE del MUSEO dedicata al patrimonio di narrativa orale

Introduzione

Tra gli aspetti caratterizzanti la Val Resia, accanto alla tradizionale musica, alla danza e al mestiere dell’arrotino, possiamo collocare il ricco patrimonio orale con particolare riferimento alle favole e racconti.
Grazie ad uno specifico contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, assegnato al nostro museo in base alla legge di tutela della minoranza linguistica slovena n.ro 38/2001, è stato
possibile istituire, nella nuova sede museale, una sezione dedicata a questo importante aspetto.
Per la realizzazione di tutto il progetto, denominato Zverinice tu-w Reziji il museo si e avvalso di un comitato scientifico all’uopo istituito composto dall’arch. Donatella Ruttar, curatrice  dell’allestimento dello Slovensko Multimedialno Okno (SMO) museo multimediale di San Pietro al Natisone; dal prof. Roberto Dapit, ricercatore e studioso della narrativa di tradizione orale nonché docente di Lingua e Letteratura slovena presso l’Università di Udine e dal dott. Andrej Furlan, etnologo e ricercatore presso la Slovenska Akademija Znanosti in Umetnosti / Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti di Lubiana.
Il progetto ha previsto anche l’allestimento della mostra dedicata a questo patrimonio che è stata in visione dal mese di ottobre 2017 a marzo 2020.
Di questa mostra, dal mese di giugno 2020, è rimasta la sezione dedicata agli studiosi integrata dalle pubblicazioni scientifiche e divulgative, le favole della Val Resia e di altri territori e un accenno anche alla novellatrice Tina Wajtawa / Valentina Pielich (1900 – 1984).

I racconti

In questa valle si e conservato fino ai giorni nostri un interessante patrimonio orale rappresentato prevalentemente dalle favole, dalle fiabe, dalle leggende, dai canti popolari e da altre testimonianze.
Vi sono fiabe di re, principi e principesse. Non mancano racconti sul Dujak, l’essere selvatico, la Dujačesa, la sua compagna e la Dujačesica, la loro piccola. Abitano i nostri boschi e si esprimono con un proprio linguaggio, a noi sconosciuto. Tra i protagonisti delle fiabe vi sono anche esseri selvatici come la Gardinica, il cui nome deriva dall’aggettivo gärd, ‘brutto’.
Altri esseri leggendari sono Dardej e Löl kutleć. Dardej viene ancora oggi menzionato per aver aiutato gli stolvizzani a non perdere i pascoli del monte Sart / Särt, mentre Löl Kutleć è ricordato per la sua forza.
I protagonisti maggiormente presenti nelle favole di animali sono la volpe / lisïca ed il lupo / uk. Ma vi sono anche favole con protagonisti altri animali: la lepre / zec, il gallo / pitilen, il cane / päs, il gatto / tuca, l’orso / midvëd ed altri ancora.
A Stolvizza sono ancora oggi note la leggenda della Kodkodeka che incendiò la sua casa e quindi tutto il paese e quella del monte Grad/Castello.
Tra i canti popolari vanno ricordati quelli mitologici come Sveti sinti Lawdić e Linčica Turkinčica. Il primo narra la ricerca da parte di re Davide del padre, della madre e dei fratelli nell’inferno e della loro salvezza grazie al suo intervento; il secondo invece ha come protagonista Matjaž, unǵarski kraj, il re d’Ungheria Mattia che riuscì a fuggire dalle prigioni turche grazie all’aiuto di Linčica Turkinčica, figlia del sultano turco che lo segui nel suo regno e lì sposò il suo terzo figlio. Degno di nota è la presenza in valle di canti e storie con protagonista la Lepa Vida, qui in valle nota come Lipa Lina, Lipa Wïda, che similmente a kraj Matjaž occupa una posizione centrale nella tradizione culturale slovena anche letteraria. Molto noti ancora oggi in valle sono i canti narrativi con tema religioso quali Tïčica Arlïčica e Sveti sint’Antunišić.
Altre storie raccontano dell’occulto, dell’aldilà, della vita dei santi e delle vicende di Gesù e San Pietro.
Tra le testimonianze orali spiccano le filastrocche, gli indovinelli, i modi di dire ed i racconti di vita vissuta.

Fiabe resiane Rezijanske pravljice Pravice po rozajanskin, pubblicazione realizzata nell’ambito del progetto europeo Italia-Slovenia ZborZbirk Kulturna dediščina v zbirkah med Alpami in Krasom – L’eredità culturale nelle collezioni fra Alpi e Carso, a cura di Milko Matičetov e Roberto Dapit.

http://zborzbirk.zrc-sazu.si/Portals/18/publikacije/Rezijanske_pravljice.pdf

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, l’Inštitu za slovensko kulturo / Istituto per la cultura slovena di San Pietro al Natisone ha promosso l’evento “15 storie per 15 giorni dal Fella al Natisone”. Due i racconti dalla Val Resia:

la leggenda della pieve di Prato / Ravanca

https://youtu.be/vhit_hoO92Q

e quella del monte Grad / Castello sopra il paese di Stolvizza / Solbica

https://youtu.be/ZmiuwVQx37g

 

Le novellatrici ed i novellatori

La tradizione del narrare era, un tempo, molto diffusa anche nella nostra valle: la sera quando ci si ritrovava in casa dopo una dura giornata di lavoro, i bambini, ma non solo, venivano intrattenuti da coloro che raccontavano.
Ogni paese aveva inoltre delle ottime novellatrici e novellatori che sapevano trasmettere con vera arte oratoria le numerose favole e racconti.
A Solbica / Stolvizza la novellatrice a noi più nota e stata sicuramente Tina Wajtawa / Valentina Pielich, (1900 – 1984).
Ogni novellatrice o novellatore aveva un proprio modo di raccontare che affascinava l’uditorio.
Numerose novellatrici e novellatori hanno avuto modo di narrare le storie anche ai ricercatori di folklore.

L’arte del raccontare

Nella trasmissione della narrativa orale molto importante è anche il modo con cui questo avviene. Molti narratori, infatti, si distinguevano per la loro grande capacita narrativa.
Oggigiorno – anche se sono cambiati i modi del narrare di un tempo, molto spesso infatti, soprattutto ai bambini, i racconti vengono letti – vi sono nuove forme per dare modo ai novellatori moderni di potersi esprimere.
Esistono infatti diversi festival in tutto il mondo dedicati a quest’arte. In Slovenia dal 1998 viene organizzato il Festival del racconto al quale hanno preso parte anche novellatrici di Resia che hanno raccontato favole anche in resiano.
A livello mondiale ogni anno si svolge il Word storytelling day, per il quale viene anche proposto un tema specifico.

 

Ricercatori e studiosi del patrimonio di tradizione orale

Gia alla fine del XVIII secolo lo scrittore polacco Jan Potocki ebbe modo di conoscere Resia ed i suoi scritti furono pubblicati da Jan Dobrowsky e da Jernej Kopitar. Nel 1841 svolsero lavori di ricerca folkloristica Stanko Vraz ed il linguista Ismail Ivanovič Sreznjevskij. In seguito a queste ricerche, nel 1873 visitò per la prima volta la valle il linguista polacco Jan Baudouin de Courtenay (1845 – 1929) che venne a Resia piu volte.
Nel 1876 nel libro Rez’ja i Rez’jani pubblicò anche favole della tradizione locale.
Lo studioso si interessò soprattutto degli aspetti linguistici, culturali e sociali. Dalle sue approfondite ricerche, pubblicò testi di grande valenza scientifica, tra questi il volume Materiali dlja južnoslovjanskoj dialektologii i etnografii I (Sankt Peterburg 1895), nel quale sono riportati anche racconti nelle varie varianti del resiano con traduzione in tedesco. In questo libro gli stessi sono riportati con vari protagonisti quali la volpe e il lupo, re, principi e santi.
Un grande apporto nella ricerca dei canti e racconti popolari lo ha dato anche il professor Pavle Merkù di Trieste (1927 – 2014).
Lo studioso che maggiormente si interessò al patrimonio orale di Resia è stato il folklorista accademico sloveno Milko Matičetov (1919 – 2014) uno dei maggiori esperti europei della
narrativa di tradizione orale. A partire dagli anni Cinquanta del XX secolo raccolse, registrò e catalogò centinaia di favole, fiabe, leggende e racconti mitologici per conto della Slovenska akademija znanosti in umetnosti / Accademia delle Scienze e delle Arti di Lubiana. A Resia iniziò la ricerca nel 1962 e da allora frequentò ripetutamente la valle.
Pubblicò numerosi studi e partecipò a diversi convegni internazionali facendo conoscere la cultura resiana al mondo scientifico internazionale. Tra le sue pubblicazioni più note che riguardano Resia vanno menzionati la raccolta di liriche popolari Rožice iz Rezije, pubblicata nel 1972 ed il libro Zverinice iz Rezije, pubblicato nel 1973, che raccoglie sessanta favole con protagonisti gli animali selvatici. In seguito pubblicò altri libri tra i quali Tri lisičice gotrice.
Poco prima della sua scomparsa e stato pubblicato il libretto Fiabe resiane / Rezijanske pravljice / Pravice po rozajanskin con CD nel quale sono presentati sei racconti raccolti da Milko Matičetov e uno dal professor Roberto Dapit.
Il linguista friulano Roberto Dapit, docente dell’Università degli Studi di Udine si occupa da anni del patrimonio di tradizione orale e continua il lavoro di ricerca sul campo, pubblica studi e collabora nella redazione di pubblicazioni scientifiche.
Un esempio e il libro Aspetti di cultura resiana nei nomi di luogo 3. Bila / San Giorgio, Njiwa / Gniva anu Ravanca / Prato, all’interno del quale sono riportati molti racconti.
Sotto la sua guida, nel 2007, la laureanda Cristina Lorenzi da Bila / San Giorgio ha discusso presso l’Universita di Udine la prima tesi di laurea sul patrimonio orale resiano.

La ricerca e studio delle fiabe e loro classificazione

I fratelli tedeschi Jacob Ludwig Karl (1785 – 1863) e Wilhelm Karl Grimm (1786 – 1859) con il loro lavoro e con la pubblicazione del libro di fiabe Kinder-und Hausmarchen (1812, 1815) hanno notevolmente contribuito nella ricerca e studio della narrativa di tradizione orale.
Importanti raccolte di favole erano state realizzate molto prima di loro. In tutto il mondo sono noti: Gianfrancesco Straparola (Le piacevoli notti 1550-53), Giambattista Basile (Pentamerone 1637), Charles Perrault (Les Contes de ma mere l’Oie 1697) e Madame d’Aulnoy (Contes Nouveaux ou Les Fees a la Mode 1698).
La ricerca, lo studio e la diffusione in forma scritta delle fiabe tratte dalla tradizione popolare si e sviluppata soprattutto a partire dal XIX secolo.
Il primo studioso che si interesso scientificamente alle fiabe fu il finlandese Antti Amatus Aarne (1867 – 1925) che nel 1910 pubblico il volume Verzeichnis der Marchentypen (“La tipologia della fiaba”).
Questa prima classificazione fu ampliata dallo studioso statunitense Stith Thompson (1885 – 1975), autore dei testi Motif-Index e The Types of Folktale.
In seguito, lo studioso tedesco Hans-Jorg Uther (1944) introdusse un ulteriore arricchimento del catalogo e, in riferimento al lavoro di questi tre studiosi, il sistema di catalogazione internazionale delle fiabe si chiama Aarne-Thompson-Uther (ATU).
In Italia la prima pubblicazione scientifica di classificazione, dal titolo Tradizioni orali non cantate – Primo inventario nazionale per tipi, motivi o argomenti, risale al 1975.
La fiabe di animali di Resia in resiano sono classificate nel libro Tipni indeks slovenskih ljudskih pravljic, scritto da Monika Kropej Telban (2015).
Gli studiosi della narrativa di tradizione orale hanno nell’International Society for Folk Narrative Research, fondata nel 1962 in Belgio, il loro riferimento internazionale.

 

 

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